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Nella
provincia picena e
quindi anche ad Offida,
la coltivazione della
vite risale a tempi
remoti, secondo alcuni
studiosi essa è
anteriore alla
conquista
romana.
In tempi più
recenti, e precisamente
intorno al 1874,
l'assetto colturale di
tutto l'ascolano era
basato essenzialmente
sul binomio
vite-cereali
(inchiesta Jacini del
1880) chiamato anche
seminativo vitato.
A quei tempi il
prodotto viticolo nella
zona non era delle
migliori
qualità sia
per via della coltura
promiscua sia per i
sistemi di allevamento
utilizzati, impianti ad
alberello, improntati
essenzialmente
all'ottenimento di
elevate rese con scarsa
attenzione al livello
qualitativo delle
produzioni.
Verso la fine del
secolo però,
grazie al contributo di
varie istituti
(Scuola pratica di
Agricoltura,
Cattedre
ambulanti), si
incominciarono ad
impiantare le viti
basse (a filari)
applicando nuove
procedure
nell'allevamento dei
vigneti (sistemi di
potatura in
primis).
Anche il flagello
della fillossera
(piccolo insetto causa
di una malattia della
vite) sul finire del
secolo, portò ad
una vera e propria
rivoluzione produttiva
e colturale
determinando lo
sviluppo di una
moderna e specializzata
viticoltura.
Rimanevano da
migliorare i
processi di
vinificazione, a
quel tempo, infatti, il
vino per essere
conservato al meglio
veniva cotto in grandi
calderoni.
Con l'affinamento
delle tecniche di
vinificazione ed il
miglioramento dei
luoghi di conservazione
(cantine), ci si
è avviati sulla
strada della moderna
enologia
picena.
Ai giorni nostri il
territorio piceno
riveste un ruolo di
primo piano per il
settore vitivinicolo
regionale, circa la
metà della
produzione regionale
è infatti
ottenuta
nell'ascolano.
Il livello qualitativo
delle produzioni si
è costantemente
accresciuto nel corso
degli anni raggiungendo
livelli di
eccellenza che sono
testimoniati sia
dall'apprezzamento che
i vini piceni
incontrano presso i
media ed i
professionisti di
settore sia nei
confronti di un sempre
più vasto
pubblico di
consumatori.
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